Critica di Alberto Moioli.

La mia ricerca artistica è stata oggetto di analisi da parte di Alberto Moioli , critico e storico dell’arte di rilievo nazionale.

Le sue parole rappresentano un riconoscimento autorevole del mio percorso e del valore delle mie opere.

Monica Pelizzari. Colore, respiro, destino

Monica Pelizzari vive e lavora a Torino, in uno studio che contiene la poesia di un approdo e il respiro del mare.

L’Isola d’Elba custodisce un punto d’origine prezioso della sua storia artistica: un’estate decisiva ha acceso una vocazione e un nome di viaggio, Phoenix, poi trasmutato nella pienezza del proprio nome e della propria identità creativa. Marina, vento, sale: la geografia interiore di Monica abita il blu e lo apre a una dimensione lirica, vasta, ospitale.

Nietzsche scriveva: «Aperto è il mare: nel suo cupo azzurro si spinge la mia prora genovese». In quelle parole vive un orizzonte che l’opera di Monica riconosce e pratica ogni giorno, con passi sicuri e con ascolto profondo, della sua anima sensibile.

La sua pittura nasce dalla materia e dall’energia del gesto. Acrilico, mani, spatola, pennello: strumenti che traducono il sentire in segno e il silenzio in presenza. Ogni superficie diventa luogo di rivelazione; ogni velatura offre profondità; ogni trasparenza suggerisce un passo ulteriore. Il blu guida una grammatica poetica in cui la luce si allarga, le forme affiorano, le tracce stabiliscono un dialogo tra intensità e misura. Il risultato restituisce un alfabeto personale, limpido e in movimento, fedele all’emozione e al suo ritmo vitale.

Il percorso di Monica attraversa fasi, stagioni, svolte, sempre dentro una straordinaria coerenza interiore. Phoenix ha indicato un tempo di metamorfosi; oggi l’artista firma con nome e cognome una maturità che porta radici e futuro nella stessa corrente. In questo passaggio risuona un invito che sento affine alla sua opera: «Diventa ciò che sei!». È una parola che nasce in Nietzsche e che il suo lavoro rende visibile nel colore, nella scelta, nella dedizione quotidiana all’opera d’arte.

La ricerca di Monica segue la via della profondità autentica, dove ogni emozione vera si fa segno duraturo nel tempo. È così che un’opera diventa spazio di esperienza, ritmo del respiro, occasione di limpida riconoscenza verso ciò che la vita offre. L’emozione guida la stesura di ogni colore e affida alla materia una funzione generativa. Dal gesto scaturisce un’armonia che accoglie chi osserva e lo invita a un tempo di ascolto: davanti a queste opere la sensibilità prende casa, il pensiero trova quiete, la memoria riceve luce nuova.

Nell’anima di Monica abita una qualità umana rara, cresciuta in un tempo in cui le ferite del cuore sono pian piano diventate la forza che oggi nutre la sua quotidianità celebrando con i suoi colori la bellezza della vita. L’energia che la attraversa si diffonde nel luogo in cui dipinge, negli incontri e nelle presentazioni con il pubblico.

Torino, la sua città, offre a questo cammino una scena fertile. In questa città Nietzsche ha scritto “Ecce homo” e ha consegnato pagine che ancora oggi orientano una idea alta di destino e di responsabilità creativa. Mi piace sentire questa risonanza nella vita di studio dell’artista, in quel lavoro rigoroso che ogni giorno costruisce opere e visione con la bellezza al centro di ogni suo fare.

La pittura di Monica include inoltre anche una forte dimensione performativa. Il live painting amplifica il dialogo tra suono e colore, tra voce e gesto. Memorabile la sera del 05.12.2024 al Teatro Colosseo di Torino, sul palco insieme al celebre Mario Biondi e davanti ad un enorme pubblico: «È stato un onore e un’emozione travolgente dipingere con la tua voce straordinaria e con i tuoi musicisti, anch’essi strepitosi» ha confidato in seguito Monica.

In quelle parole prende forma l’essenza della sua performance: il quadro nasce davanti al pubblico, la musica apre traiettorie, il colore stabilisce un tempo in cui il presente diventa immagine. [cit. Monica Pelizzari]

Il lavoro recente rende centrale una raffinata sintesi formale. Sulle tele affiorano segni che suggeriscono presenze e ritiri, apparizioni che lasciano il posto ad altre tracce; il colore costruisce un’architettura interiore e offre allo sguardo una via di accesso verso profondità limpide. L’azzurro innerva una geografia emotiva che abbraccia distanza e intimità, orizzonte e fondale. La materia pittorica vive una tensione felice tra impulso e progetto; il quadro raggiunge così una qualità di concentrazione che avvolge e orienta.

Dentro questa ricerca riconosco il valore di una tradizione che unisce filosofia e arti visive. La città di Torino custodisce questa eredità in modo naturale; l’opera di Monica la rilancia con una voce propria. Il mare dell’Elba offre un simbolo luminoso e concreto: radici e viaggio nella stessa acqua. L’artista affida al blu una funzione poetica che trasforma la memoria in possibilità, il vissuto in energia creativa.

Incontrare le opere di Monica a Torino mi ha insegnato che la loro verità si manifesta nella visione dal vivo. Ogni dipinto regala un’emozione intensa, quasi il battito di un respiro che accompagna lo sguardo e scandisce il tempo interiore. E quando all’opera si unisce la presenza dell’artista, allora tutto diventa totale perché il suo entusiasmo e la sua passione avvolgono e trasmettono energia pura.

Infine, auguro a Monica che il blu possa continuare a guidare il suo viaggio interiore accompagnato dalla bellezza dell’arte e con una rotta chiara e sempre con il vento a favore, affinché il suo nome possa continuare a raccontare e donare le emozioni.

Alberto Moioli

23.08.2025